La fotografia, lo diciamo spesso, è il mezzo espressivo che
mostra il confine sottile tra vista e visione. E in questo c’è tutta la sua
magia. Le bambine e i bambini sono le creature che colgono immediatamente
questo potere e, nella mia esperienza,
ne fanno occasione di gioco e invenzione. Diventano anche insegnanti per tutti
gli adulti che hanno scordato o non hanno mai ben compreso la potenzialità
della fotografia, che si limitano a duplicare continuamente la realtà. Forse
perché più attratti da un altro aspetto del mezzo fotografico: quello di
fermare il tempo, di mantenere i ricordi. Gli adulti sentono il tempo scorrere
su una linea inderogabile. Le bambine e i bambini lo vedono proiettarsi,
ondeggiare tra le possibilità, insinuarsi tra i mondi possibili. E’ la
fotofantasia al potere. Per questo mi piace insegnare fotografia alle piccole fantasie.
Il corso di avviamento alla fotografia inizia con una
proiezione di foto. Sono immagini selezionate per il loro potere evocativo e,
perché, a partire dal singolo istante fermato dallo scatto, possono avere
innumerevoli varianti narrative su quello che precede e quello che segue. Le piccole
(grandi)fantasie saranno incoraggiate a inventare la storia di quelle foto e a
immaginarne un seguito. E’ il momento in
cui ciascuno ha il suo spazio creativo individuale e, contemporaneamente,
inizia a percepire l’immaginario di chi ha vicino. Il passo successivo è
accordare insieme gli stili personali per formare un immaginario collettivo che
lavorerà alla stessa storia, dando il proprio personale contributo d’invenzione.
La fase dell’ accordo degli strumenti sarà aiutata dal gioco del fumetto a più mani.
Ancora nessuna macchina fotografica, ma un grande foglio a parete e tanti
pennarelli per disegnare un’unica storia. Le varianti del gioco sono tante, ne
descrivo alcune:
1.
Si collabora a disegnare tutti i personaggi.
Anna disegna un naso, Andrea gli aggiunge gli occhi (e non è detto che siano
due), Federica decide se disegnare braccia o zampe e così via… Man mano che si
creano i personaggi, la storia prende vita da sé.
2.
Giovanna disegna un piccolo scarabocchio, Sofia
lo trasforma in una figura riconoscibile. A sua volta, in un altro riquadro
sarà Sofia a fare uno scarabocchio a cui darà personalità Lorenzo e così via.
Al termine si avrà un fumetto surreale per cui insieme si deciderà il testo.
3.
Ognuno fa il suo disegno su un piccolo foglio.
Poi si dispongono i fogli, decidendone la sequenza narrativa più divertente.
I risultati sono meravigliosi, spassosi e sorprendenti.
E finalmente si arriva alla macchina fotografica. Si lavora
con una reflex digitale, le spiegazioni tecniche saranno ridotte al minimo
indispensabile e sempre accompagnate dalla metafora dell’occhio magico,
evidenziando le similarità e le differenze tra la reflex e l’occhio umano.
Tutti gli scatti si svolgono in interni, nella sede del corso (per esigenza di
sicurezza) e daranno vita alla fotofiaba che sarà esposta nella mostra finale.
Anche l’allestimento sarà realizzato da tutte e tutti, per poter partecipare a ogni
fase di cura dell’ opera collettiva.